I #Murales di bologna non saranno più gli stessi

Blu cancella i suoi murales, chiunque abbia mai creato qualcosa con le sue mani sa che distruggere una propria creazione è un operazione estremamente dolorosa. Da bambino, ad esempio, realizzavo bellissimi lego e quando li dovevo disfare era una tortura, ma lo facevo perché sapevo che i pezzi sarebbero serviti per un’altra bellissima creazione.

Ma Blu non riutilizzerà mai i cocci dei suoi murales, li sta semplicemente distruggendo. Ma perché? La storia ha del surreale e la condivido appieno.

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Bologna è sempre stata un po’ la culla della cultura underground italiana ed ovviamente in questa città non potevano mancare i Murales, quei disegni che sin da bambino vedevo ad ogni (ennesimo) viaggio in treno Bari-Bologna, interminabili.

Ogni volta che il treno entrava nella stazione di Bologna era per me un evento. Attendevo tutto il viaggio l’arrivo di quell’istante, quel momento in cui potevo finalmente ammirare quei bellissimi disegni sui muri che costeggiavano i binari. Ce n’erano di tutti i tipi e per tutti i gusti. Alcune di queste opere d’arte non cambiavano mai, altre invece anno dopo anno venivano ridipinti, modificati o integrati con altri dettagli.

Delle volte venivano anche coperti con nuovi e spettacolari disegni.

La cosa che mi sorprendeva è che esisteva una sorta di rispetto tra i disegni: mano-a mano che ci si avvicinava alla stazione i disegni diventavano più belli. Inizialmente trovavi insignificanti tag, ma ad ogni metro i murales si arricchivano. Sino a diventare opere uniche. Come quelle di Blu, ma non solo ovviamente abbiamo artisti incredibili i quali no sappiano nemmeno il loro nome.

Anche la sovrapposizione e l’integrazione seguiva una sorta di gerarchia: i murales più belli difficilmente venivano coperti nel tempo. Ma se questo succedeva, sicuramente ne era all’altezza.

In questi giorni scopro due cose: la prima il nome di un artista il quale ho forse ammirato le sue opere per anni senza sapere il suo nome, mentre la seconda è che ha deciso di mutilarsi delle proprie opere d’arte.

Queste opere non le paragonerei mai agli affreschi della Cappella Sistina, ma è certo che domani, fra 20anni, fra 100… non potranno più apprezzare quelle opere d’arte uniche.

Per comprendere le motivazioni di Blu riprendo le parole del sito wumingfoundation.com:

Il 18 marzo si inaugura a Bologna la mostra Street Art. Banksy & Co. – L’arte allo stato urbano, promossa da Genus Bononiae, con il sostegno della Fondazione Carisbo. Tra le opere esposte ce ne saranno alcune staccate dai muri della città, con l’obiettivo dichiarato di «salvarle dalla demolizione e preservarle dall’ingiuria del tempo», trasformandole in pezzi da museo. […]
Non importa se le opere staccate a Bologna sono due o cinquanta; se i muri che le ospitavano erano nascosti dentro fabbriche in demolizione oppure in bella vista nella periferia Nord. Non importa nemmeno indagare il grottesco paradosso rappresentato dall’arte di strada dentro un museo. La mostra Street Art. Banksy & Co. è il simbolo di una concezione della città che va combattuta, basata sull’accumulazione privata e sulla trasformazione della vita e della creatività di tutti a vantaggio di pochi.
Dopo aver denunciato e stigmatizzato graffiti e disegni come vandalismo, dopo avere oppresso le culture giovanili che li hanno prodotti, dopo avere sgomberato i luoghi che sono stati laboratorio per quegli artisti, ora i poteri forti della città vogliono diventare i salvatori della street art.
Tutto questo meritava una risposta.

#SaveStreetArt

Essere Umano che fa “cose di Computer”, laureato in Scienze Informatiche con un tentativo mediocre di Ingegneria Informatica. Interessato al graphic design, interazione uomo-macchina, user experience ed interfacce utente. Appassionato di scienza, ciclismo e fotografia. Toglietemi tutto, ma non il caffè e le mie endorfine. Dimenticavo: #terrone.