La vera storia della mappa dell’epidemia di colera a Broad Street

John Snow On the Mode of Communication of Cholera Map

Com’è nata la celebre mappa di John Snow dell’epidemia di colera a Broad Street che nel 1854 afflisse Londra

Le mappe antiche mi hanno sempre affascinato, non so dirvi esattamente il perché, forse per il loro stile retrò, il loro spessore artistico o semplicemente per il potere espressivo che hanno. Spesso le mappe antiche sono delle vere e proprie opere d’arte frutto di anni di lavoro e a secoli di distanza mantengono il loro fascino anche in situazioni in cui sono totalmente sbagliate.

Oggi lo scopo principale delle mappe (digitali e non) rimane ancora quello di rappresentare graficamente informazioni geografiche, ma secondo alcuni studiosi rappresentano molto di più che mera raffigurazione grafica, ma sono una vera o propria evoluzione del modo di pensare dell’umanità.

Le mappe come forma di pensiero

Citando Nicholas Carr “La maturazione mentale come individui può essere ripercorsa attraverso il modo in cui disegnamo […]. Si passa dal disegnare quel che vediamo a quel che sappiamo”. Lo stesso processo di maturazione è stato osservato nell’evoluzione nei millenni delle abilità cartografiche dell’uomo da parte dello studioso Vincent Vega (No! Chiaramente non è quello di Pulp Fiction anche se sarebbe estremamente divertente). Vincent afferma che le prime mappe dell’uomo erano rudimentali come gli scarabocchi di un bambino, ma con il tempo divennero sempre più realistici e più passava il tempo e più il realismo diventava scientifico per precisione e livello di astrazione. Questo processo è talmente tanto che Vega afferma che “Il processo intellettuale del trasformare l’esperienza nello spazio in astrazione dello spazio è una rivoluzione del modo di pensare.” Perché l’uso delle mappe per rappresentare luoghi o concetti astratti ha permesso alla mente umana di elaborare concetti sempre più complessi ed in alcuni casi di dare forma a concetti e relazioni altrimenti impossibili da trattare per via del loro carattere estremamente astratto. [1]

Le mappe sono una forma di rappresentazione dello spazio e di specifiche informazioni correlate e dal mio punto di vista in alcuni casi sono a tutti gli effetti delle forme di Data Visualization o Information Visualization. In merito a queste ultime due categorie c’è un gran dibattito su quale sia l’opera che può essere considerata la “prima data vis della storia”.

La mappa dell’epidemia di colera a Broad Street (Ghost Map)

Tra di esse, in alcuni casi, è menzionata una mappa che mi ha sempre molto interessato, non tanto per le sue qualità artistiche praticamente inesistenti, ma per il potere analitico che stata capace di offrire. La mappa in questione è la cosiddetta “Mappa dell’epidemia di colera a Broad Street” o “Ghost Map” (quest’ultimo nome attribuito dallo scrittore Steven Berlin Johnson) risalente al diciannovesimo secolo ad opera di John Snow, un medico di Londra vissuto tra il 1813 ed 1858 (no! ancora… nemmeno lui è quello del Trono di Spade).

La celebre mappa, a dirla tutta, è relativamente brutta ed anonima dal punto di vista artistico, ma viene considerata tra le prime infografiche della storia e viene associata ad uno degli eventi più rilevanti del genere umano: la scoperta delle modalità di diffusione del colera. Secondo il mio parere non solo può essere considerata una delle prime infografiche, ma anche una delle prime analisi geospaziali basati su dati geolocalizzati.

Tutte queste caratteristiche innovative per l’epoca mi hanno incuriosito a tal punto da spingermi a effettuare alcune ricerche per saperne di più su questa celebre mappa e per capire se davvero è stata la prima infografica di questo tipo.

Ma per parlare della celebra mappa del colera di John Snow (1813–1858) collegata all’epidemia di colera di Broad Street (Londra) (ora ribattezzata Broadwick Street) bisogna fare qualche passo indietro e parlare di un certo Thomas Shapter (1809–1902).

Thomas Shapter (1809–1902)

Thomas Shapter

Thomas Shapter è un medico inglese nato nel 1809 che è diventato famoso per uno dei resoconti più dettagliati in assoluto di un epidemia, il colera per la precisione. Shapter, nel 1849, pubblica un resoconto analitico dell’epidemia di colera avvenuta tra il 1832 ed il 1834 intitolato “The History of the Cholera in Exeter in 1832” [7] definito dal British Medical Journal come “una delle migliori descrizioni esistenti di un’epidemia storica”.

Il libro descrive in maniera minuziosa l’arrivo del colera nella città Exeter (Inghilterra), dettagliando le reazioni dei cittadini e gli sforzi delle autorità nel far fronte alla diffusione della malattia.

Il libro dipinge un quadro estremamente chiaro delle condizioni locali che hanno contribuito la diffusione della malattia nella città e descrive in maniera minuziosa i problemi dalla città nell’affrontare l’epidemia, che nel diciannovesimo secolo ancora non si conosceva la vera causa.

Mappa di Thomas Shapter dell'epidemia di colera ad Exeter. 1882
Mappa di Thomas Shapter dell’epidemia di colera ad Exeter. 1882

In quel periodo, infatti, era convinzione comune che la causa della diffusione (o veicolo di contagio) fosse l’aria cattiva (bad air). Parliamo di un periodo in cui le condizioni igieniche erano carenti o inesistente e le fogne a cielo aperto la normalità, per non parlarle della convivenza ravvicinata tra animali e uomo anche in grossi centri urbani.

A tal proposito si cercava di combattere la diffusione del colera in soluzioni oggi impensabili come l’uso di incensi per profumare l’aria e “allontanare l’aria cattiva”.

Ma il lavoro di Thomas Shapter, per quanto minuzionso, aveva un problema: non fornisce una spiegazione della malattia e della sua diffusione, né fornisce una soluzione organizzativa all’epidemia, ma rappresenta solo un dettagliato resoconto della Città attraverso mappe, grafici e testimonianze.

E’ in questo punto che la storia di Thomas Shapter si unisce a quella John Snow, infatti nel frontespizio lavoro appena citato è presente una mappa di questa analisi che a guardarla bene sembra essere familiare. Essa è una mappa dettagliata della città di Exeter raffigurante tutti i 440 morti di colera avvenuti tra il 1832 ed il 1834. [2] [3] [4]

John Snow (1813 – 1858)

A questo punto della storia del colera entra in gioco John Snow, praticamente coetaneo di Thomas Shapter, che contemporaneamente stava affrontando lo stesso problema con il colera, ma nella città di Londra.

John Snow (London)
John Snow (London)

John Snow è considerato una sorta di sparti acque nelle scienze epidemiologiche in parte anche per i suoi sforzi nel determinare le cause della diffusione del colera attraverso metodi statistici e di mappatura. È generalmente considerato il padre dell’epidemiologia moderna ed in una qualche misura anche nell’information design e GIS grazie alla famosa “Ghost Map” di Broad Street (Londra). Nel 1850 è stato anche uno dei membri fondatori dell’Epidemiological Society of London, formata in risposta allo scoppio del colera del 1849. [2][3][4]

Non conosco la sua idea iniziale sulle modalità di diffusione del colera, ma a seguito delle sue ricerche sulle malattie come il colera.

Nell’estate del 1854 il morbo del colera si abbatté su un quartiere di Londra e duecento persone morirono nell’arco di tre giorni. Tre quarti dei restanti abitanti della zona fuggirono in preda dal panico, ma questo non fu sufficiente, la settimana successiva ci furono altri cinquecento morti. [9]

Era credenza diffusa che le malattie come il colera fossero causate da «miasmi», ovvero da esalazioni di aria mefitica (malsane, maleodoranti), detta mal-aria o aria cattiva che in inglese viene tradotto con bad-air. Ma John Snow sosteneva che non fosse la cosiddetta aria cattiva (bad air) la causa della diffusione dell’epidemia, ma bensì l’acqua. In quel periodo non si conosceva ancora la teoria dei germi quindi la sua idea derivava dalle sue osservazioni per così dire empiriche he lo portarono a scartare la teoria dell’aria viziata.

John Snow non produsse inizialmente la celebre mappa, infatti parlando con i residenti locali identificò come una delle possibili fonti dell’epidemia la pompa pubblica di acqua a Broad Street (ora Broadwick Street ).

In quanto medico pubblicò la sua teoria in una prima versione del 1849 intitolata “On the Mode of Communication of Cholera” [6], ma a quanto pare nessuna delle autorità credette alla sua teoria relativa all’acqua come il mezzo con cui si diffondesse la malattia, i quali continuavano a considerare l’aria cattiva come la causa della diffusione del colera.

Ma John Snow non si diede per vinto, ed a quanto pare, si imbatté nel resoconto “The History of the Cholera in Exeter in 1832” [7] di Thomas Shapter che conteneva nel suo frontespizio la mappa che vi ho mostrato in precedenza.

Allora John Snow decise di utilizzare la stessa modalità di rappresentazione dei morti per colera fatta da Thomas Shapter, ma questa volta basata sui dati raccolti dal medico Inglese.

john snow cholera map 1854 ghost maps broad street
La mappa di John Snow dell’epidemia di colera Broad Street (Londra). 1854

Il risultato è una successiva versione del saggio “On the Mode of Communication of Cholera” pubblicata nel 1855, che in aggiunta conteneva la celebre Ghost Map di Broad Street.La versione del 1855 oltre a alla mappa incorporava i risultati della sua indagine sul ruolo della distribuzione dell’acqua affiancati da un contenuto decisivo, appunto la famosa mappa.

Sebbene l’esame chimico e microscopico effettuato da John Snow su di un campione d’acqua della pompa di Broad Street non abbia dimostrato in modo definitivo la sua teoria, i suoi studi e le modalità di comunicazione delle correlazioni tra morti e fattori ambientali furono sufficientemente convincenti da convincere il consiglio locale a disabilitare la pompa del pozzo rimuovendone l’impugnatura della pompa per evitare che fosse utilizzata. Bloccando così, momentaneamente, la diffusione della malattia, in realtà pare che la pompa fu rimessa in funzione qualche anno dopo non considerando valida la teoria.

Si scopri piú tardi che la cisterna da cui attingeva la pompa incriminata era stata scavata vicino a un pozzo nero che perdeva. [9]

A questo punto non mi dilungherò sulla storia nello specifico, basti pensare che le tecniche attuate da John Snow fissarono metodi di base della ricerca epidemiologica seguiti ancora oggi dagli specialisti di malattie infettive.

La “Ghost Map” di Broad Street è un’analisi geospaziale

La mia idea, e coerente non solo mia, è che la “Ghost Map” di Broad Street prodotta da John Snow possa essere considerata una forma rudimentale di analisi geospaziale basata su dati geospaziali, in questo caso per scoprire le cause della diffusione della terribile malattia del colera. Tale analisi geospaziale è stata realizzata attraverso la raccolta sistematica di informazioni “dal basso” raccogliendo le informazioni dai residenti, il tutto geograficamente rappresentato su una mappa che in aggiunta conteneva ulteriori informazioni quali la posizione delle pompe pubbliche di acqua, la numerosità degli abitanti delle varie abitazioni, i morti per colera e gli ipotetici percorsi fatti dai residenti durante le attività giornaliere.

john snow cholera map 1854 ghost maps broad street
Particolare della mappa di John Snow dell’epidemia di colera Broad Street (Londra). 1854

Snow, a favore della sua teoria che identificava l’acqua come principale veicolo di contagio e diffusione del colera, sosteneva evidenze diverse evidenze analitiche: come ad esempio l’alto numero di morti presenti intorno alla pompa di Broad Street; il numero di morti relativamente basso nei pressi della grande casa di lavoro a nord di Broad Street che ospitava oltre 500 persone in condizioni miseria, ma che era sprovvista di pompa pubblica d’acqua nell’immediate vicinanze.

In oltre analizzò i percorsi più brevi lungo le strade che portavano dalle abitazione ai pozzi evidenziando che il numero di morti cresceva con il diminuire della distanza del percorso. Ed una percentuale ancora più grande di morti per il colera rientrava nella zona di percorrenza più breve intorno alla pompa di Broad Street. [5]

Un’ulteriore analisi fatta da John Snow riguarda quella fatta sui lavoratori del birrificio a un isolato a est della pompa di Broad Street, essi in quanto dipendenti del birrificio e quest’ultimo basato fondamentalmente sull’uso di grandi quantità di acqua, potevano bere tutta la birra che volevano, ma pur avendo questo comportamento, i dipendenti sembravano essere immuni alla malattia. Questo perché la fermentazione uccideva i batteri del colera e nessuno degli operai della fabbrica di birra contrasse il colera.
Molte delle morti più lontane dalla pompa di Broad Street erano persone che andavano al lavoro o al mercato sulla Broad Street e bevevano da quel pozzo. [5]
Divenne così chiaro per John Snow che i casi erano raggruppati attorno alla pompa in Broad (ora Broadwick).

Conclusioni

Seppur estremamente interessante il caso di della mappa di John Snow e di Thomas Shapter, non voglio dilungarmi oltre anche perché avrei bisogno di ulteriori ricerche e conferme per quanto detto.

Ma ritento interessantissimo come un Thomas Shapter che per quanto minuzioso, dettagliato e probabilmente innovativo fosse il suo lavoro, non fù comunque in grado di fornire una spiegazione. Questo perché nella sua mappa per quanto valida mancava di informazione che permettesse a chi la studiava di correlare morti del colera e fattori ambientali.

'A Court for King Cholera', 1852
A Court for King Cholera’, 1852

Proprio questa ultima caratteristica, a mio parere, fù la trovata vincente di John Snow utilizzata per cercare di dimostrare la validità della sua teoria precedentemente espressa nel suo primo saggio. In altre parole John Snow produsse una mappa correlata di una serie di analisi geospaziali dimostravano la correlazione tra i morti e le pompe dell’acqua.

John probabilmente non sapeva e non voleva dire perché l’acqua è il fattore di contagio, ma ne dimostrò la correlazione, che negli anni successivi fu accolta dalla comunità scientifica sino ad arrivare ai giorni d’oggi.

A mio parere la mappa di John Snow non è la prima infografica, ma bensì la prima mappa che raffigura una delle prime analisi geospaziali di un’area urbana basata su dati geolocalizzati. Solo che invece di raccogliere dati geolocalizzati con dispositivi elettronici fù realizzata probabilmente attraverso un foglio giallastro e un penna stilografica del diciannovesimo secolo da parte di un medico chiamato John Snow dalle folte basette che si aggirava in una Londra di oltre 1 milione di abitati avvolta dalla nebbia delle industrie a carbone.

A mio parere un lavoro estremamente interessante ed innovativo per il periodo in cui è stata realizzato, pensando che ancora oggi probabilmente un’analisi di questo tipo farebbe fatica ad essere presa in considerazione dalle autorità.

Per concludere, parafrasando le parole di Nicholas Carr, la mappa è un mezzo che non soltanto archivia e trasmette informazioni, ma incarna anche un modo particolare di vedere e di pensare, tanto che con lo sviluppo delle carte geografiche e delle mappe si è diffuso uno specifico modo di percepire e dare senso al mondo.

L’influenza ed il potere comunicativo delle mappe è andata ben oltre il loro uso pratico di stabilire confini perché, come esprime Arthur Robinson, “consente di di scoprire strutture che resterebbero sconosciute se non fossero sulla mappa”. La mappa di John Snow ne è un ottimo esempio perché di fatto ha permesso di comunicare alle autorità la correlazione “acqua-morti di colera” che aveva ipotizzato, ma che non era riuscito comunicare alle autorità del tempo.

Fonti:

Note: alcune fonti purtroppo non sono più raggiungibili perché questo articolo è stato iniziato diverso tempo fa, è inoltre probabile che alcune delle informazioni contenute in questo articolo siano tratte da fonti che ho dimenticato di citare o che alcune delle informazioni non siano del tutto corrette, me ne scuso nel caso ce ne fossero.

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