Modello concettuale: siamo abituati a salire, per poi ridiscendere

Non siamo ancora costretti a vivere nel sottosuolo come in Matrix e soprattutto il nostro mondo funziona (ancora) dal basso verso l’alto. Saliamo su di un palazzo per poi ridiscenderlo per andar via. Talvolta scendiamo per poi risalire, ma è più raro. In qualche modo abbiamo un nostro modello concettuale del mondo.

A questo proposito mi è capitato di imbattermi in un ascensore della Metro di Milano in cui ogni pulsante era stato affiancato da una insolita descrizione, rara. Solitamente non è necessario indicare cosa servono i pulsanti.

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Inoltre Donald Norman usa come regola:

Ho una regola semplice per individuare il cattivo design. Tutte le volte che trovo indicazioni su come usare qualcosa, si tratta di un oggetto progettato male – La caffettiera masochista di Donald Norman

Allora mi sono fermato un attimo a ragionare:

L’ascensore in questione è un modello moderno, ben fatto, con pulsanti chiari e molto grandi. Nulla da eccepire. Inoltre l’ascensore è un oggetto/strumento in uso ormai da decenni dunque ci si è fatti un idea piuttosto chiara sul suo funzionamento.

Allora perche queste targhette? Non mi hanno disturbato più di tanto… allora forse non sono cosi inutili?

Inizialmente ho associato tali targhette ai cosiddetti “significanti” di Donald Norman, ma non lo sono. Esse non indicano “dove cliccare”, ma piuttosto modificano il nostro modello concettuale sullo “scopo dell’ascensore”.

Donald N. sui modelli concettuali esprime:

I modelli concettuali sono una forma di racconto, che nasce dalla predisposizione umana a trovare spiegazioni. Tali modelli sono fondamentali per aiutarci a capire le esperienze vissute, a preveder il risultato dei nostri atti, a gestire eventi, fondiamo i modelli sulle conoscenze che abbiamo, quali che siano: reali o immaginarie, ingenue o sofisticate.

[…] non è che alcuni hanno teorie sbagliate, ma che ognuno di noi costruisce delle storie (modelli concettuali) per spiegare quello che ha osservato. In assenza di informazioni esterne si da libero sfogo all’immaginazione, purché il modello concettuale arrivi a spiegare i fatti osservati. – Norman Donald – La caffettiera masochista

Dunque oltre a sapere cosa possiamo fare ci dobbiamo fare un’idea completa della situazione attuale e confrontarla con il passato, in quest’ottica le etichette non sono affatto superflue.

Infatti la metro di Milano è molto vasta e diversificata, le varie fermate spesso possono avere diversi piani. Non tutte dotate degli stessi tipi di accessi per portatori d’handicap e non.

Non tutti gli ascensori della Metro potrebbero portare sino al piano terra o ancora esattamente verso l’uscita, che per una data fermata potrebbe non trovarsi al piano terra, ma per esempio al -1  dal quale è possibile raggiungere il piano terra tramite uno scivolo.

In questa situazione il modello concettuale è messo a dura prova ed in taluni casi ci si potrebbe trovare a “non sapere quello che si deve fare”, non avere sufficienti informazioni sul “Feedforward”.

Dunque ritengo approvate le targhette. Anche se ogni qual volta troviamo indicazioni “extra” sul funzionamento di qualcosa dobbiamo chiederci se sono davvero necessarie.

Peccato però che non siano supportate da feeddback braille, un ipovedente non gioverebbe di questa (utile) facilitazione.

Non credo che chi abbia messo queste targhette abbia fatto tutto questo rocambolesco ragionamento, ma a mio pere ne giustifica la presenza.

Essere Umano che fa “cose di Computer”, laureato in Scienze Informatiche con un tentativo mediocre di Ingegneria Informatica. Interessato al graphic design, interazione uomo-macchina, user experience ed interfacce utente. Appassionato di scienza, ciclismo e fotografia. Toglietemi tutto, ma non il caffè e le mie endorfine. Dimenticavo: #terrone.